La globalizzazione dei mercati e i progetti di ricerca affrontati in maniera congiunta da diverse Case costruttrici (per ammortizzare i costi di progettazione) hanno portato a un’eccessiva standardizzazione dei prodotti tale che la maggior parte dei veicoli si assomigliano, non tanto dal punto di vista estetico quanto da quello tecnico.

A questa globalizzazione dei mercati e alla conseguente standardizzazione dei prodotti, il pubblico risponde attraverso la cosiddetta personalizzazione. Personalizzare un veicolo vuol dire renderlo unico o quanto meno diverso da quello prodotto in serie dalla Casa costruttrice, attraverso l’installazione di una nuova sella, un manubrio più ergonomico, una gomma più larga. Tutte le modifiche, però, necessitano di un’omologazione particolare: è logico infatti che se un veicolo deve essere controllato prima della sua immissione in commercio, dovrà poi superare analogo controllo allorquando viene modificato, altrimenti non è possibile garantire la sicurezza del parco circolante. In Italia, a differenza della maggior parte dei Paesi europei, l’omologazione dei componenti personalizzati non esiste e perciò un veicolo già immatricolato non può essere più modificato. Il problema ha dei risvolti molto importanti nel settore del mercato dell’auto e della moto, in Italia, infatti, esistono aziende che producono componenti destinati alla personalizzazione dei veicoli in circolazione e il fatturato complessivo nazionale di queste imprese (considerando sia il mercato dell’auto sia quello della moto) supera di gran lunga i 2 miliardi di Euro. Le aziende della personalizzazione, vista la mancanza del fatturato individuale necessario per competere con i grandi costruttori, si sono riunite in associazioni di categoria in grado di riportare i problemi dell’indotto alle rappresentanze politiche, attraverso un rilevante peso economico complessivo.

Una di queste realtà associative, recentemente concretizzatasi dopo lunghi anni d’incubazione, è la Federazione Italiana Customizer (FIC). Questa rappresenta le aziende del settore custom che si occupano di customizzazione, una praticata divenuta una vera e propria forma d’arte che si esprime attraverso la personalizzazione di veicoli di serie o con la costruzione di motoveicoli nuovi. Le aziende che fanno parte della Federazione, alla pari dei personalizzatori di autoveicoli, soffrono profondamente il limite imposto dal Codice della Strada italiano all’omologazione dei veicoli personalizzati, perché le loro creazioni special non possono essere omologate e immatricolare in Italia e per questo non possono circolare liberamente sulle strade aperte al pubblico.
Continua su BL 8-9/2009