Dossier

Mod's Generation
BL 07/2010
La moto Laverda compie 60 anni
BL 10/2009
From SUPERrally to Biker Fest through Nordkapp on Harley... natuRALLY
BL 8-9/2009
25 anni da Numero Uno
BL 7/2009
Il mio Iran on the road
BL 6/2009
C’era una volta ...the wall
BL 5/2009
Diario di bordo: da Roma al Kazakistan… in moto!
BL 4/2009
Su una ruota sola!
BL 2/2009
15 candeline su una grande torta
BL 1/2009
Provence, mon amour!
BL 12/2008
pagine:
1 - 2 - 3 - 4 - 5

Mod's Generation - BL 07/2010

Mods e Rockers due fronti giovanili antagonisti che hanno convissuto, non senza attriti, durante gli anni  50 e 60. Di questi due fenomeni di costume ve ne parlemo in questo numero (i Mod) e nel prossimo dove spiegheremo più in dettaglio la figura del Rocker attraverso gli unici tre club esistenti in Italia



Libertà, moda, motori e filosofia di vita… attenzione, parliamo di Mod!

Tante analogie, eppure così lontani e diversi; stessa voglia di libertà, una generazione che cambia in fretta, che si svecchia e cerca una nuova identità, uno spirito personale emancipato che fa gruppo, certo, anche estremizzando come molto spesso accade quando il cambiamento è profondo e sentito. Una storia di mezzo secolo fa, diciamolo, ancora attuale e appassionata come allora. Troppe analogie, saremo poi così diversi?

Nasce la cultura Mod
Le radici dello scooter, o meglio, dello scooter che da semplice mezzo di trasporto diventa moda e tendenza, ha origini lontane nel tempo e nello spazio. Dobbiamo infatti attraversare la Manica e tornare indietro di 50 anni per capire i come e i perché di questa “scelta di vita” a due ruote che ancora ai giorni nostri continua a fare tendenza.
Lo stile Mod nasce sul finire degli anni Cinquanta a Londra, quando giovani ragazzi e ragazze cominciarono a usare questo termine per descrivere la loro scena. La parola è un'abbreviazione di "modernists", coloro che nei primi anni Cinquanta avevano sviluppato uno stile nel vestire sobrio, raramente sgargiante e fortemente elegante fino all'ultimo dettaglio, ovvero al modo di vestire nelle più prestigiose università americane: camicie botton-down, giacche tre bottoni con riverse stretti, pantaloni senza pence, cravattini fini e mocassini. Questi ragazzi presero ispirazione da questo look e ci misero del loro assorbendo tutto ciò che arrivava dal continente Europeo (soprattutto dall'Italia e dalla Francia, in quel periodo all'avanguardia nella moda): abiti e, naturalmente, scooter erano i mezzi per creare il così detto "total look", un'immagine coerente ed elegante, del tutto distinta dal modo di vestire della massa omologata, ma non per questo sgargiante o di cattivo gusto. Il tentativo di differenziarsi dagli altri era continuo e come conseguenza, il look dei Mods era in continua evoluzione. Reinterpretati in modo personale senza mai essere troppo influenzati da mode effimere ma, al contrario, creandole. I capi d'abbigliamento cambiavano in maniera vertiginosa, mantenendo comunque sempre un'ottica minimalista: indumenti funzionali all'uso (ad esempio il parka usato esclusivamente per proteggersi dalle intemperie nel viaggiare in scooter) e colori poco sgargianti. Vespa e Lambretta erano in assoluto i mezzi di trasporto preferiti dai Mod e anche qui la creatività e l’estro talvolta stravagante di questi ragazzi prendeva il sopravvento: fanali a dismisura, selle rifatte e cromature lucenti, parabrezza e stemmi di ogni foggia.
 La filosofia Mod era proprio questo: prendere il meglio che la società offriva, non per seguire passivamente una moda, ma per puntare alla continua ricerca di una perfezione estetica (non solo estetica, anche comportamentale) individuale. Il fenomeno Mod nacque subito come stile elitario, solo coloro che avevano la costanza e la voglia di mantenere uno stile impeccabile erano accettati nel ristretto mondo underground dei mod, costituito da un circuito di locali sconosciuto ai più. Non era una questione di chi aveva più soldi, ma di chi maggiormente possedeva doti come originalità, gusto e inventiva. Questa mentalità rivolta al futuro e questa continua ricerca del “moderno” in tutti i sensi non erano troppo in sintonia con il pensiero Rocker, ovvero l’altra faccia motociclistica londinese degli Anni 60. Tutto l’opposto dei Mod erano i Rocker, la parte tradizionalista della vecchia Inghilterra: niente musica “moderna” ma solo rock and roll e musica folk nazionale, niente abiti eleganti ma giacche di pelle con tanto di stemma del proprio club di appartenenza, il rocker guida solo motociclette inglesi possibilmente elaborate nella meccanica senza badare troppo all’estetica, beve birra a fiumi e rifiuta ogni tipo di droga. Soprattutto non vede la sua motocicletta come un mezzo di trasporto per distinguersi dalle masse ma come una vera e propria filosofia di vita. Questi pensieri così opposti e diversi tra loro diedero vita a numerose risse, vere e proprie battaglie tra le diverse fazioni di pensiero. La più celebre ebbe luogo il 18 maggio del 1964 nella pacifica Brighton, cittadina affacciata sull’oceano dove i giovani dell’epoca andavano a passare il week-end. Ben 1300 ragazzi si affrontarono (con conseguenti morti e feriti) e la polizia locale faticò non poco a sedare l’enorme rissa.
 Il fenomeno Mod venne poi preso di mira dai media e si trasformò man mano in una moda un po’ troppo allargata, “un baraccone” da cui presero spunto programmi televisivi e gruppi musicali come gli Who.

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